Il terreno delle definizioni di "governo" non può trascurare il riferimento a quella fondamentale per la politica italiana, fornita dal nostro testo costituzionale che nel gruppo degli articoli 92-95 disegna un organo istituzionale modellato sulle esigenze di regime parlamentare:
Art.92 : " Il Governo della Repubblica è composto del presidente del Consiglio e dei ministri che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consigliodei ministri e su proposta di questo, i ministri.
Art. 94 : " Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere..
Art. 95 :.." i ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri ".
Le forme principali di governo, oggi sono sostanzialmente due: quella parlamentare e quella presidenziale.
Nè il governo parlamentare nè il presidenzialismo rappresentano delle novità.
Per descrivere il primo ci si rifà ancora al sistema britannico e per il secondo a quello a quello, ormai bisecolare statunitense.
Il Westminster System inglese costituisce l'estremo "maggioritario" dell'arco dei sistemi democratici, contrapposto a quello "consensuale" ( su base proporzionale) incarnato da Svizzera e Belgio.
La forma di governo presidenziale, comporta un capo dello Stato eletto a suffragio universale, titolare del potere esecutivo.
La coppia presidenzialismo/parlamentarismo si converte in una triade se si considera il semi-presidenzialismo di stampo francese., una forma di governo relativamente nuova, dal 1958-1962 con la Quinta Repubblica che implica in modo ibrido fra i due regimi precedenti, la contemporanea presenza di un capo dello Stato a elezione diretta e di un capo del governo emanazione della maggioranza parlamentare. con la particolarità principale nella possibile divergenza di segno politico fra le due cariche, prodotto di risultati elettorali contrapposti, ad esempio: destra vs. sinistra.
Quando le forze politiche di destra controllano l'una e quelle di sinistra l'altra, si genera il fenomeno della "cohabitation", in cui il presidente della repubblica finisce per indirizzare l'attività di governo.
Rilevante per l'enorme peso storico e politico del Paese dove trova applicazione, è il cancelleriato tedesco, costruito per tagliare i ponti con la drammatica esperienza dela degenerazione della costituzione di Weimar col totalitarismo nazista.
E' un sistema che limita sensbilmente i poteri del capo dello Stato ma istituisce un forte capo del governo: "Cancelliere".
La caratteristica più marcata consiste nel meccanismo della cosidetta "sfiducia costruttiva" grazie al quale il Bundenstag può togliere l'appoggio al cancelliere solo se al contempo indica al presidente della repubblica (con un voto a maggioranza dei propri membri) un successore da nominare.
L'obiettivo è quello di garantire un alto tasso di governabilità, disincentivando le azioni distruttive da parte delle ali estreme dello schieramento partitico che avevano condotto Weimar nel vicolo dell'autoritarismo.
La sfiducia costruttiva è efficace nel disinnescare le crisi di governo, tanto che ad oggi , pensate , si è fatto ricorso solo due volte.
La sua buona riuscita ne ha fatto il modello che ha ispirato la costituzione spagnola nel 1978.
Ora in contrapposizione ai sistemi enunciati fa da contraltare il sistema italiano che tra la fine degli anni '70 e l'inizio dei '90 è stato rapprensentato dall' annosa questione della "governabiltà" che ad oggi ancora non è stata risolta e che ha due problemi molto gravi:
-L'inadeguatezza dei congegni istituzionali predisposti alla regolazione della vita governativa.
-La ridottissima durata media in carica delle compagini ministeriali (affltte dal pluripartitismo estremo e dlle dinamiche indotte da sistemi elettorali rigidamente proporzionali) producendo "ingovernabilità" con l'impossibilità di progettare e realizzare politiche che non fossero di breve periodo, oltre che compromissorie, incapaci di correggere qualsiasi difetto.
Inoltre abbiamo anche difficoltà incontrate nella gestione del sistema in termini di sovraccarico di domande dovuto alla crescita qualitativa e quantitativa dei compiti dello Stato con i centri governativi, ridottisi a "sottogovernare", al di sotto delle aspettative.
Il " Bicameralismo perfetto o Integrale ".
Si ha quando ad esercitare determinate funzioni le due Camere hanno eguali poteri o quando i poteri , seppur diversi sono complementari ( ad esempio quando entrambe in alcuni Paesi partecipano alla procedura di Inpeachment : l'una la Camera bassa che formula lo stato d'accusa , l'altra, quella alta che si costituisce in Alta Corte di giustizia per atti contrari agli interessi generali dello Stato commessi da personalità politiche nell'esercizio delle loro funzioni.
E' questo il bicameralismo perfetto o integrale, ritenuto l'unico bicameralsmo.
Il " Bicameralismo imperfetto o Limitato".
Si ha quando si manifesta in forma attenuata quando le due Camere hanno attribuzioni differenti.
Parte dal presupposto che alcune funzioni del Parlamento, quella legislativa in modo preminente, si basi sulla confluenza delle volontà di entrambe le assemblee anche se poi finisce per prevalere solo una.
Perchè adottare il bicameralismo, anzichè il monocameralismo o il pluricameralismo?
L'ultimo desta scarso interesse, il secondo esclude il primo, il primo è un elemento utile negli Stati decentrati ed in quelli federali.
Il Bicameralismo contribuisce al miglioramento tecnico della legislazione, costituisce una garanzia per la solidità e la continuità dell'ordinamento e per la stabiltà dell'indirizzo politico generale, consente un più attento e puntuale controllo dell' Esecutivo.
ll controllo è massimo, quando il bicameralsmo è integrale ed il governo deve godere della fiducia di entrambe le Camere.
Ma su questo vi è un divergenza di opinioni: non sono pochi coloro che sostengono un Bicameralismo Limitato, nel quale una Camera abbia potere di controllo, l'altra sia organo di consulenza dell'Esecutivo.
Ma, al fine della stabiltà del governo, la soluzione bicamerale è da respingere, ha un effetto negativo nella forma integrale e questo è riconosciuto dagli stessi suoi sostenitori in quanto l'esistenza di due centri di controllo aumenta le occasioni di crisi, se poi nelle due Camere si hanno maggioranze opposte, l'attività di governo diventa impossibile.
Il Bicameralismo finisce per essere un meccanismo abnorme nel quale il potere di veto anche di pochi parlamentari assume spesso una carattere devastante.
L'esistenza di parlamenti bicamerali composti da una Camera elettiva e da una non elettiva non trova giustificazione negli ordinamenti democratici e quindi a questo punto o la volontà della Camera non elettiva è conforme a quella della Camera elettiva ed allora la Camera non elettiva è inutile o se dissente è nociva perchè il sistema rappresentativo si basa sulla volontà popolare.
In Francia la scelta tra il bicameralismo ed il monocameralismo ha dato luogo ad un alternarsi di sistemi monocamerali e bicamerali.
L'attuale Parlamento francese, composto dall'Assemblea nazionale e dal Senato, adotta il bicameralismo limitato. La volontà dell'Assemblea (eletta a suffragio diretto, mentre l'elezione del senato è indiretta) finisce col prevalere. Così il Governo è responsabile davanti al Parlamento, mentre il Senato, su richiesta del Primo ministro, deve limitarsi all'approvazione di una dichiarazione di politica generale.
Entrambe le Camere approvano la legge ma in caso di contrasti, su richiesta del Governo, la decisione definitiva è rimessa all'Assemblea.
In Italia occorre riformare dal profondo, ripensando totalmente la democrazia che dev'essere decidente non paralizzata in mediazioni e teatrini insopportabili, rilanciando il cammino delle riforme.
Come?
Con un Parlamento monocamerale.
I . -Una sola camera elettiva di 475 deputati a cui spetta il compito di legislazione ordinaria e fiducia al governo
-Un Senato federale composto da 125 membri con compiti limitati e partecipare in seconda lettura all'approvazione delle leggi di modifica costituzionale, legiferare sull'ordinamento e i poteri delle autonomie regionali e locali.
Viene eletto dalle Regioni e dalle Città metropolitane e dalle rappresentanze comunali.
I suoi componenti non hanno alcun compenso aggiuntivo ma solo un rimborso spese all'atto delle runioni.
II . Elezioni in collegi uninominali a doppio turno.
III . Abolizione di ogni forma di finanziamento pubblico, introduzione del cinque per mille con limite di contribuzione non superiori a 10.000 euro e indicazione di soggetto beneficiario, agevolazioni fiscali simili a quelle delle Associazioni culturali.
IV . Abolizione delle Province.
W l'Italia
W gli italiani che resistono
Attila Piccolo
lunedì 20 gennaio 2014
venerdì 10 gennaio 2014
L'EQUAZIONE MARKETING/POLITICA: CULTURA DI DEMOCRAZIA. FRONTE COMUNE CONTRO LA DEMAGOGIA.
PROLOGO
Ho scritto questo Articolo/Saggio nel Marzo 2005 sul mensile di attualità e politica" Il Salento Magazine" da me diretto, durante la campagna elettorale per le Regionali contro la galoppante campagna elettorale del candidato Nichi Vendola alla Presidenza Regione Puglia, condita da una demagogia imperante. In quei giorni ero impegnato nella campagna elettorale di mia sorella Carmela Lorella Piccolo candidato consigliere regionale Puglia in Forza Italia con Raffaele Fitto.Vi è una disamina sulla politica a livello storico-sociale-culturale ed un'attenta focalizzazione profetica su quanto accade oggi a distanza di sei anni, sulle cause e sulle possibili soluzioni viste come chimere...
PUBBLICAZIONE
- Che cos'è la Democrazia ?
" La Democrazia ( ha detto un uomo politico inglese ), è un regime che ha però un grosso vantaggio: tutti gli altri sistemi politici hanno difetti più gravi". L'uomo politico inglese cha ha dato questa definizione è WINSTON CHURCHILL, un conservatore, il capo più importante del partito conservatore inglese.
Un' altra definizione: " La Democrazia è il solo regime politico in cui puoi ottenere tutto, purchè tu convinca gli altri rispettando le regole del gioco". Questa è stata pronunciata nientemeno che da un rivoluzionario di nome LENIN.
Democrazia è un termine che viene dal mondo antico, dal mondo greco. Nelle classificazioni dei regimi politici, già Platone e Aristotele definivano la Democrazia come un Governo del popolo, cioè di molti. La distinguevano da altri regimi : la Monarchia, governo di uno solo; l'Aristocrazia , governo di pochi. Ognuno di questi regimi possono degenerare: la Monarchia in Tirannide; l'Aristocrazia in Oligarchia; la Democrazia in Demagogia.
- Che cos'è la Demagogia?
La Demagogia è l'arte o tecnica di orientare il popolo in direzioni sbagliate , ovvero: Democrazia manipolata.
La Demagogia, infatti, è la manipolazione della Democrazia, l'uso scorretto delle regole democratiche, la perversione della democrazia. In buona sostanza, la Demagogia è un promettere per ottenere consensi, invece di portare avanti la volontà espressa dal popolo.
- Che cos'è la Politica?
Politica deriva dall'aggettivo di Polis ( Politicos) : tutto ciò che si riferisce alla città. Propriamente, l'arte di essere cittadino e la scienza della cosa pubblica come la intendevano i Greci e cioè Politikè (Techne)" la tecnica o l'arte del cittadino" che è il primo dovere ed il primo compito di ogni uomo libero della città Stato, della Polis greca.
Il termine è tramandato nel significato di arte o scienza del governo per influsso della grande opera di Aristotele, intitolata POLITICA, il quale affermava che " il fine della politica non è il vivere ma il vivere bene. Il criterio in base al quale si giudica un'azione politicamente buona o cattiva è il risultato".
- Che cos'è il Marketing?
Il Marketing è lo sviluppo di un insieme di tecniche gestionali quali: l'analisi, l'organizzazione, la pianificazione ed il controllo delle risorse, delle politiche e delle attività rivolte al " consumatore" con l'obiettivo di creare e soddisfare i bisogni e i desideri ottenendone un profitto economico o sociale. Sarebbe assurdo negare che il Marketing sia stato utilizzato sino ad oggi prevalentemente in prospettiva economica rendendolo in un certo senso " compromesso". Ma rispetto ad altre tecniche manageriali, il Marketing può essere " riempito" con relativa facilità di nuovi valori.
La possibilità di un riscatto a livello ideologico sta emergendo con la consapevolezza di molti in aspetti densi di valori, di ideologia e di politica, oramai: vi è una sintonizzazione a livello ideologico su schemi di riferimento in evoluzione nella società e nella vita politica. E' un organismo destinato a crescere con la capacità di offrire " un servizio" alla colletività.
Si può ragionevolmente affermare che: la democrazia è un meccanismo di soddisfacimento dei bisogni elementari di tutti e di promozione dei bisogni superiori, è il regime politico per eccellenza identificabile totalmente con la scienza del Marketing. La Democrazia è Marketing, ergo, il Marketing è politica.
Il Marketing, intendo il termine nell'accezione più reale e scientificamente corretta, senza l'inflazione di deformazioni, di colorite espressioni e di manifestazioni folkloristiche di costume che nulla hanno a che vedere con l'approccio ed il metodo scientifico della disciplina, è l'attuazione di un'azione politica in tutti i campi ed in tutti i settori: dall'esercizio del Governo alla professione delle religioni. A questo riguardo per inciso: l'azione più grande ed il più grande uomo di Marketing della storia sono il Cristianensimo e Gesù Cristo con i suoi apostoli ed i discepoli che hanno trasmeso in forma orale la religione, predicandone l'estensione al mondo pagano, dell' Asia Minore fino a Roma passando per Atene, convertendo le popolazioni e craendo un "Sistema" ed una " rete" di fedeli, senza l'ausilio di alcun mezzo tecnologico come la televisione o la stampa o internet o i supporti ultimediali, ma , solo per mezzo della fede e lottando per la libertà di culto. Libertà e uguaglianza , fondamentalmente, sono i fini della Democrazia.
La libertà è, prima di tutto, " un insieme di libertà": libertà di parola, di associazione, di riunione, di stampa, di muoversi liberamente, di lavorare, di vivere e di progredire. Ed in questo sistema di libertà ci sono due meccanismi essenziali: la sculoa e la stampa, la formazione e l'informazione di uomini liberi, un'equazione con cultura.
La Democrazia è: "un sistema di trasformazione della cultura dei bisogni in bisogno di cultura".
" Non ogni cosa è cultura anche se in ogni cosa si trova un frammento di cultura".
- Che cos'è la Cultura ?
"La Cultura è una scala storica su cui si comincia a salire e che non ha termine ; è la scala su cui superiamo la nostra individuale personalità per guardare quella degli altri per riconoscerci e differrenziarci dagli altri ma constatando che facciamo parte del medesimo genere umano. Il genere di cui facciamo parte è tale se non ci nega e se noi ci riconosciamo in esso.
" Questo processo di autoidentificazione del genere umano è appunto il processo di crescita della civiltà o cultura..."
La crescita della cultura è essenziale come cultura di popolo (italico) quindi di nazione ( Italia), di stato (Italiano) perchè il funzionamento della Democrazia si basa sul diritto di rivendicare ogni proprio interesse particolare ma a condizione che ci sia un comun denominatore su cui costruire l'interesse generale della comunità, del popolo, della nazione (da qui un sano federalismo). Se non ci fosse questa possibilità la società si disgregherebbe (cattivo federalismo) e non si avrebbe la possibilità di far valere le proprie idee, conquistando il consenso degli altri in ambito nazionale.
Ma la stessa raccolta del consenso strumentalizzata all'occupazione del potere è da tempo entrata in crisi, da quando, una politica " d'interessi" non basta più a fronteggiare la domanda messa in moto dal suffragio universale e dalle trasformazioni sociali. Ci sono infatti, interessi di più lungo periodo (ambiente, sicurezza, qualità della vita) che s'impongono quando la cultura aumenta e la società del benessere si consolida.
Ma ciò non significa affatto che la Democrazia sia confinata nella " politica degli interessi" in modo assoluto, significa invece che è stata costruita una ragione fondata sugli " interessi di tutti" e sulla loro legittilma competizione ed in questa competizione cresce il consenso e la sua funzione democratica di aggregazione.
Di fatto, la dignità politica si collega a due grandi principi della democrazia moderna, cioè: alla sovranità popolare (di tutto il popolo) e alla regola del consenso. Così si mette in moto l'accento su un elemento fondamentale della Democrazia che non è solo evitare la " violenza" dalla vita politica, garantendo la competizione ma promuovere il consenso, garantendo il dissenso e fondarsi, quindi, sulla libertà di contrapporre le proprie opinioni alle altrui. E lo spostamento all'asse istituzionale statale, regionale, provinciale, comunale verso il consenso non è fatto solo di assistenzialismo e clientelismo, è anche una progressiva revisione del rapporto fra il cittadino e l'amministrazione.
Una continua revisione...
Attila Piccolo
martedì 3 dicembre 2013
IL GOVERNO DEL FARE, DEL NON FARE CHE NON SA COSA FARE
di Attila Piccolo
Il governo Letta, incomincia ad avvertire, un pesante clima di censura fatto di sorrisi e di dati che non sono certo la fotografia della realtà, anzi...
L’immagine di questo governo è quella di una persona apatica, priva di stimoli,
Di questo clima apatico ne risente tutto il paese perché chi ne paga le conseguenze non sono certo i ministri ma la popolazione che rimane in attesa di un segnale di vitalità del governo, il quale invece non sa cosa fare, schiavo della noia che affligge le stanze del potere.
L ’unica azione che il governo riesce a fare è di prendere continuamente tempo in attesa di un segnale di intercessione divina in grado di cambiare l’attuale status quo.
Un grande filosofo del Novecento diceva che è nel porre e nel gestire le situazioni di emergenza che emerge il vero detentore della sovranità: ebbene si deve convenire che in Italia, l’esperienza storica successiva al 1989 dimostra che non è la politica, non sono i partiti, quindi i cittadini, non è quindi la sovranità popolare a tenere in mano il pallino del gioco.
Lo si era visto nel 1992/93, lo abbiamo rivisto nel 2011, lo vediamo nel 2013, lo vedremo anche nel 2014.
Siamo sempre stati un paese a sovranità limitata.
Prima abbiamo subito passivamente le logiche della guerra fredda, poi quelle della costruzione europea, o meglio del direttorio franco-tedesco che la conduce. L’Italia può seguire logiche virtuose solo quando le vengono imposte: è un paese che, per funzionare, deve essere colonizzato, altrimenti prenderebbe il largo dall’Europa e si avvierebbe verso il Sud del mondo. E’ un boccone amaro, ammettono altri ancora, ma necessario: per far fuori Berlusconi e la sua cricca e rimettere il timone del governo in mano all’ "Italia perbene". E' questa l'Italia perbene? La loro?
In Italia hanno abbiamo avuto un’incidenza particolare (e disastrosa), proprio perché non governati consapevolmente da una classe politica e intellettuale all’altezza della situazione.
Classe intellettuale, appunto: un discorso analogo a quello qui abbozzato si potrebbe fare per gli ambienti della cultura e della stampa, e per quelli economici . Il problema è complessivo, di classe dirigente, ed è semplicemente ridicolo da parte degli uomini dell’establishment accademico-mediatico-finanziario il :
“noli me tangere” (non mi toccare) intimato alla casta dei politici.
La politica è impotente.
. I politici, in realtà, sono un po' complici e un po' ostaggi. Per governare, quel poco che possono governare, hanno bisogno di non inimicarsi l'amministrazione e soprattutto i suoi vertici. I politici contano, ma meno di quanto pensi il grande pubblico. Funzionano però benissimo come parafulmini. Gli attacchi ai politici di governo per tutto ciò che non riescono a fare non sfiorano nemmeno la macchina amministrativa sottostante, la quale procede, indifferente a tutto e a tutti, con i suoi ritmi, le sue inerzie, le sue opacità, le sue regole interne. L'importante è che nessuno riesca a mettere ceppi capaci di invertire la tendenza della spesa pubblica a crescere,spingendo così sempre più in alto i livelli di tassazione o a spezzare le catene burocratiche che opprimono la società.
All'inizio del Novecento, il sociologo Max Weber pensava alla burocrazia come a una «gabbia d'acciaio» che avrebbe alla fine prodotto la pietrificazione delle società occidentali, ne avrebbe prosciugato ogni energia, ne avrebbe svuotato l'anima. In quei termini, la profezia di Weber non si è ancora realizzata. In Italia, però, i segnali ci sono tutti..
“A causa della mancanza di interesse, il domani è stato cancellato” cita un autore inglese.
Attila Piccolo
Il governo Letta, incomincia ad avvertire, un pesante clima di censura fatto di sorrisi e di dati che non sono certo la fotografia della realtà, anzi...
L’immagine di questo governo è quella di una persona apatica, priva di stimoli,
Di questo clima apatico ne risente tutto il paese perché chi ne paga le conseguenze non sono certo i ministri ma la popolazione che rimane in attesa di un segnale di vitalità del governo, il quale invece non sa cosa fare, schiavo della noia che affligge le stanze del potere.
L ’unica azione che il governo riesce a fare è di prendere continuamente tempo in attesa di un segnale di intercessione divina in grado di cambiare l’attuale status quo.
Un grande filosofo del Novecento diceva che è nel porre e nel gestire le situazioni di emergenza che emerge il vero detentore della sovranità: ebbene si deve convenire che in Italia, l’esperienza storica successiva al 1989 dimostra che non è la politica, non sono i partiti, quindi i cittadini, non è quindi la sovranità popolare a tenere in mano il pallino del gioco.
Lo si era visto nel 1992/93, lo abbiamo rivisto nel 2011, lo vediamo nel 2013, lo vedremo anche nel 2014.
Siamo sempre stati un paese a sovranità limitata.
Prima abbiamo subito passivamente le logiche della guerra fredda, poi quelle della costruzione europea, o meglio del direttorio franco-tedesco che la conduce. L’Italia può seguire logiche virtuose solo quando le vengono imposte: è un paese che, per funzionare, deve essere colonizzato, altrimenti prenderebbe il largo dall’Europa e si avvierebbe verso il Sud del mondo. E’ un boccone amaro, ammettono altri ancora, ma necessario: per far fuori Berlusconi e la sua cricca e rimettere il timone del governo in mano all’ "Italia perbene". E' questa l'Italia perbene? La loro?
In Italia hanno abbiamo avuto un’incidenza particolare (e disastrosa), proprio perché non governati consapevolmente da una classe politica e intellettuale all’altezza della situazione.
Classe intellettuale, appunto: un discorso analogo a quello qui abbozzato si potrebbe fare per gli ambienti della cultura e della stampa, e per quelli economici . Il problema è complessivo, di classe dirigente, ed è semplicemente ridicolo da parte degli uomini dell’establishment accademico-mediatico-finanziario il :
“noli me tangere” (non mi toccare) intimato alla casta dei politici.
La politica è impotente.
. I politici, in realtà, sono un po' complici e un po' ostaggi. Per governare, quel poco che possono governare, hanno bisogno di non inimicarsi l'amministrazione e soprattutto i suoi vertici. I politici contano, ma meno di quanto pensi il grande pubblico. Funzionano però benissimo come parafulmini. Gli attacchi ai politici di governo per tutto ciò che non riescono a fare non sfiorano nemmeno la macchina amministrativa sottostante, la quale procede, indifferente a tutto e a tutti, con i suoi ritmi, le sue inerzie, le sue opacità, le sue regole interne. L'importante è che nessuno riesca a mettere ceppi capaci di invertire la tendenza della spesa pubblica a crescere,spingendo così sempre più in alto i livelli di tassazione o a spezzare le catene burocratiche che opprimono la società.
All'inizio del Novecento, il sociologo Max Weber pensava alla burocrazia come a una «gabbia d'acciaio» che avrebbe alla fine prodotto la pietrificazione delle società occidentali, ne avrebbe prosciugato ogni energia, ne avrebbe svuotato l'anima. In quei termini, la profezia di Weber non si è ancora realizzata. In Italia, però, i segnali ci sono tutti..
“A causa della mancanza di interesse, il domani è stato cancellato” cita un autore inglese.
Attila Piccolo
lunedì 2 dicembre 2013
La Rana, Renzi, Grillo e Berlusconi
di Attila Piccolo
Il mondo visto come un libro, così era visto in epoche lontane.
Ci furono libri sacri e di potere.
Libri inalterabili ed oscuri : due chiavi del potere.
Così come i messaggi, così come la poltica.
Il mistero, la non chiarezza, strumenti di potere...
Nicola Cusano, cardinale, teologo, filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo tedesco, disse:
" Questo mondo-libro è scritto in greco, ma messo di fronte a un tedesco che ignora la lingua antica".
Già, i tedeschi che vogliono ignorare le sacre scritture in Europa dei popoli antichi , portati allo stento.
Poi il mondo visto come un orologio, elevato a simbolo e valore della vita quotidiana, l'orologio diventa signore del tempo e degli uomini che misura la breve esistenza con le lancette simbolo di potere.
Un oracolo che indica il momento adatto per ogni azione, è vero Renzi?
E' vero politicanti del Pd?
E' vero anti-politicanti più politicanti dei vecchi del M5S?
Avete fatto scattare l'ora dell'esecuzione e mandato i boia ad esercitare l'esecuzione.
Al suo esordio, l'orologio era considerato fastidio e goffaggine.
Shakespare metteva in bocca a Berowe, personaggio di " Pene d'amore perdute", queste parole:
" Una donna è come un orologio tedesco, sempre in riparazione, sempre fuori sesto che mai va bene, un orologio che ha bisogno di essere sempre guardato perchè continui ad andare...
Si perchè Voi volete essere considerati come una donna, corteggiati, seguiti, guardati per continuare ad andare, è vero Grillo ?
In modo che ognuno possa ritagliarsi la propria realtà contro quella oggettiva, poi confusa, poi distorta, usata ed abusata a proprio uso e consumo.
Così fa la rana:
" La rana non vede il mondo che vediamo noi. Non vede il mondo, punto e basta. Per essa è un fondo invisibile. Quello che essa vede sono solo punti che si muovono, e quelli per lei sono le mosche.
Oppure sono stacchi d'ombra e di luce su quel fondo, perchè quelle sono le ali dell'uccello predatore, altra cosa che la rana deve vedere. La rana su questo deve essere informatissima, se vuol sopravvivere.
Sono le cose che la riguardano. Il resto lo ignora completamente.
E se le offriamo un magnifico piattino di mosche fresche pronto sotto il naso, non le tocca perchè queste mosche non si muovono e allora preferisce morir di fame".
( Giorgio Santillana " Per un incontro fra umanesimo e scienza"- Istituto Accademico di Roma )
Ciascuno di noi in qualche modo e in qualche campo è una rana e diamo sempre della rana agli altri e mai a noi stessi.
Chi si addentra in un discorso di potere, si accorge subito che il primo potere è quello di contrrollare le definizioni, di stabilire in base a quali criteri si possa si possa dare della rana agli altri e non rischiare di ricevere dagli altri la stessa definizione: " rana sei tu".
Questo potere viene definito : controllo dell'informazione.
Antico come il mondo ed amministrato con ferocia ed attenzione, Voi accusatori di Berlusconi, sappiatelo.
Nasce come creazione del linguaggio e della logica del linguaggio.
Poi diventa controllo delle fonti d'informazione e dei mezzi attraverso i quali l'informazione circola.
Il potere, una forza coercitiva attraverso gli uomini.
E prima ancora che giusto e legittimo, il potere ha necessità di apparire necessario. Apparire...
Ora Voi, al governo presidente Letta, Alfano & Co.in queste settimane continuate a parlare di un Governo giusto al momento giusto per fare giuste cose.
Vi riporto Ruggero Meneghelli, grande docente ed uomo di pensiero:
" L'aspirazione ad avere un governo giusto, per quanto comprensibile e lodevole sia, viene dopo l'aspirazione e l'esigenza della società di avere, prima di tutto, un potere capace di fatto di garantire l'esistenza.
Di fronte alla possibilità di sgretolamento, ciò che le è necessario per esistere come società organizzata, non è il potere giusto, ma il solo potere capace effettivamente di scongiurare il pericolo della sua dissoluzione...
Se uno è malato grave e rischia di morire qualora non intervenga subito il medico a fargli un'operazione, il primo che arriva ha titolo per farla. L'ammalato può, in cuor suo, desiderare che al capezzale arrivi il medico amico, il medico di cui ha fiducia, il medico a cui si è rivolto altre volte, ma per non morire deve accontentarsi di un qualsiasi medico che, simpatico o antipatico che sia, si dimostri di fatto disponibile".
Quindi Voi Letta, Renzi, Alfano & Co. quale esistenza riuscite a garantire per gli italiani ?
Una società a rischio di sgretolamento, come state cercando di scongiurare questo pericolo?
Voi siete il primo medico, non arrivato per caso ma per imposizione, non di fiducia anche se cercate di conquistarvela giorno per giorno e fra poche ore al Parlamento, voto per voto...
Continuate ad apparire, seppur non legittimati chiaramente dall'elettorato.
Nel nostro tempo l'apparire è già legittimazione di potere.
Una legittimazione che non ha bisogno della tradizionale copertura che sia un potere giusto.
Voi avete agito con la forza e con quella continuate ad agire, perchè in fondo la più importante delle legittimazioni è sempre stata quella che faceva apparire giusto ciò che era forte.
In questo sistema di convincimenti totali, forzati, di fantasticherie di massa vissute sui giornali, sulla televisione, su internet, oggi purtoppo ancora le persone accettano il potere in quanto esso è, in quanto si esibisce, in quanto esso appare, a prescindere dalla sua forza e dalla sua giusta morale.
Non è vero Grillo?
La forza di molto potere non è nel potere rappresentato, teletrasmesso, è nella rappresentazione del potere, è nel racconto del potere, è proprio nella sua teletrasmissione.
Non è vero nuovi Movimenti , Partitini o sette che cavalcate battaglie di sofferenti per onor di gloria?
Sapete benissimo che il potere è nel mezzo di comunicazione che si occupa del potere e in tal modo lo legittima. Lo legittima ma lo frantuma.
Il potere meta di conquista ed arriviamo alle Primarie del Pd.
Al di là delle acclamazioni, il meccanismo di selezione dei Leader politici è tutto da esaminare: i sociologi parlano di forze carismatiche che si basano su un'elezione plebiscitaria.
Ebbene non accadrà nulla di tutto questo alle Primarie del Pd, grande evento...di debole vento, più una bonaccia...nè leader carismatici nè elezioni plebiscitarie, tutto piatto, tutto acquattato...
Max Weber ci insegnò che il Leader carismatico è un uomo con la" vocazione intima", riconosciuta dagli altri uomini, seguaci e futuri sudditi che gli si affidano con fiducia completa. L'elezione plebiscitaria non è vera elezione, è un riconoscimento del Leader da parte del popolo che appunto lo acclama, ma anche questa non avremo nelle Primarie del Pd, lacerate , frammentate e combattute all'ultimo voto ed all'ultima strategia politica anti-avversario in un partito non-partito che sta sul ciglio della scissione....immerso in correnti ed anti-correnti.
Quindi assisteremo allo spettacolo di tre oratori che sono simili alle rane: queste, infatti, gracidano nell'acqua; quelli presso la clessidra delle Primarie del Pd.
Ma fate attenzione, seguite questa avvertenza:
" Se una rana si tuffa in una pentola d'acqua bollente, salta subito fuori perché avverte il pericolo. Ma se si tuffa in una pentola d'acqua tiepida, che viene portata lentamente a ebollizione, non si muove affatto, rimane lì anche se la temperatura continua a salire. E alla fine muore bollita, se qualcuno non la salva"....
Attila Piccolo
Il mondo visto come un libro, così era visto in epoche lontane.
Ci furono libri sacri e di potere.
Libri inalterabili ed oscuri : due chiavi del potere.
Così come i messaggi, così come la poltica.
Il mistero, la non chiarezza, strumenti di potere...
Nicola Cusano, cardinale, teologo, filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo tedesco, disse:
" Questo mondo-libro è scritto in greco, ma messo di fronte a un tedesco che ignora la lingua antica".
Già, i tedeschi che vogliono ignorare le sacre scritture in Europa dei popoli antichi , portati allo stento.
Poi il mondo visto come un orologio, elevato a simbolo e valore della vita quotidiana, l'orologio diventa signore del tempo e degli uomini che misura la breve esistenza con le lancette simbolo di potere.
Un oracolo che indica il momento adatto per ogni azione, è vero Renzi?
E' vero politicanti del Pd?
E' vero anti-politicanti più politicanti dei vecchi del M5S?
Avete fatto scattare l'ora dell'esecuzione e mandato i boia ad esercitare l'esecuzione.
Al suo esordio, l'orologio era considerato fastidio e goffaggine.
Shakespare metteva in bocca a Berowe, personaggio di " Pene d'amore perdute", queste parole:
" Una donna è come un orologio tedesco, sempre in riparazione, sempre fuori sesto che mai va bene, un orologio che ha bisogno di essere sempre guardato perchè continui ad andare...
Si perchè Voi volete essere considerati come una donna, corteggiati, seguiti, guardati per continuare ad andare, è vero Grillo ?
In modo che ognuno possa ritagliarsi la propria realtà contro quella oggettiva, poi confusa, poi distorta, usata ed abusata a proprio uso e consumo.
Così fa la rana:
" La rana non vede il mondo che vediamo noi. Non vede il mondo, punto e basta. Per essa è un fondo invisibile. Quello che essa vede sono solo punti che si muovono, e quelli per lei sono le mosche.
Oppure sono stacchi d'ombra e di luce su quel fondo, perchè quelle sono le ali dell'uccello predatore, altra cosa che la rana deve vedere. La rana su questo deve essere informatissima, se vuol sopravvivere.
Sono le cose che la riguardano. Il resto lo ignora completamente.
E se le offriamo un magnifico piattino di mosche fresche pronto sotto il naso, non le tocca perchè queste mosche non si muovono e allora preferisce morir di fame".
( Giorgio Santillana " Per un incontro fra umanesimo e scienza"- Istituto Accademico di Roma )
Ciascuno di noi in qualche modo e in qualche campo è una rana e diamo sempre della rana agli altri e mai a noi stessi.
Chi si addentra in un discorso di potere, si accorge subito che il primo potere è quello di contrrollare le definizioni, di stabilire in base a quali criteri si possa si possa dare della rana agli altri e non rischiare di ricevere dagli altri la stessa definizione: " rana sei tu".
Questo potere viene definito : controllo dell'informazione.
Antico come il mondo ed amministrato con ferocia ed attenzione, Voi accusatori di Berlusconi, sappiatelo.
Nasce come creazione del linguaggio e della logica del linguaggio.
Poi diventa controllo delle fonti d'informazione e dei mezzi attraverso i quali l'informazione circola.
Il potere, una forza coercitiva attraverso gli uomini.
E prima ancora che giusto e legittimo, il potere ha necessità di apparire necessario. Apparire...
Ora Voi, al governo presidente Letta, Alfano & Co.in queste settimane continuate a parlare di un Governo giusto al momento giusto per fare giuste cose.
Vi riporto Ruggero Meneghelli, grande docente ed uomo di pensiero:
" L'aspirazione ad avere un governo giusto, per quanto comprensibile e lodevole sia, viene dopo l'aspirazione e l'esigenza della società di avere, prima di tutto, un potere capace di fatto di garantire l'esistenza.
Di fronte alla possibilità di sgretolamento, ciò che le è necessario per esistere come società organizzata, non è il potere giusto, ma il solo potere capace effettivamente di scongiurare il pericolo della sua dissoluzione...
Se uno è malato grave e rischia di morire qualora non intervenga subito il medico a fargli un'operazione, il primo che arriva ha titolo per farla. L'ammalato può, in cuor suo, desiderare che al capezzale arrivi il medico amico, il medico di cui ha fiducia, il medico a cui si è rivolto altre volte, ma per non morire deve accontentarsi di un qualsiasi medico che, simpatico o antipatico che sia, si dimostri di fatto disponibile".
Quindi Voi Letta, Renzi, Alfano & Co. quale esistenza riuscite a garantire per gli italiani ?
Una società a rischio di sgretolamento, come state cercando di scongiurare questo pericolo?
Voi siete il primo medico, non arrivato per caso ma per imposizione, non di fiducia anche se cercate di conquistarvela giorno per giorno e fra poche ore al Parlamento, voto per voto...
Continuate ad apparire, seppur non legittimati chiaramente dall'elettorato.
Nel nostro tempo l'apparire è già legittimazione di potere.
Una legittimazione che non ha bisogno della tradizionale copertura che sia un potere giusto.
Voi avete agito con la forza e con quella continuate ad agire, perchè in fondo la più importante delle legittimazioni è sempre stata quella che faceva apparire giusto ciò che era forte.
In questo sistema di convincimenti totali, forzati, di fantasticherie di massa vissute sui giornali, sulla televisione, su internet, oggi purtoppo ancora le persone accettano il potere in quanto esso è, in quanto si esibisce, in quanto esso appare, a prescindere dalla sua forza e dalla sua giusta morale.
Non è vero Grillo?
La forza di molto potere non è nel potere rappresentato, teletrasmesso, è nella rappresentazione del potere, è nel racconto del potere, è proprio nella sua teletrasmissione.
Non è vero nuovi Movimenti , Partitini o sette che cavalcate battaglie di sofferenti per onor di gloria?
Sapete benissimo che il potere è nel mezzo di comunicazione che si occupa del potere e in tal modo lo legittima. Lo legittima ma lo frantuma.
Il potere meta di conquista ed arriviamo alle Primarie del Pd.
Al di là delle acclamazioni, il meccanismo di selezione dei Leader politici è tutto da esaminare: i sociologi parlano di forze carismatiche che si basano su un'elezione plebiscitaria.
Ebbene non accadrà nulla di tutto questo alle Primarie del Pd, grande evento...di debole vento, più una bonaccia...nè leader carismatici nè elezioni plebiscitarie, tutto piatto, tutto acquattato...
Max Weber ci insegnò che il Leader carismatico è un uomo con la" vocazione intima", riconosciuta dagli altri uomini, seguaci e futuri sudditi che gli si affidano con fiducia completa. L'elezione plebiscitaria non è vera elezione, è un riconoscimento del Leader da parte del popolo che appunto lo acclama, ma anche questa non avremo nelle Primarie del Pd, lacerate , frammentate e combattute all'ultimo voto ed all'ultima strategia politica anti-avversario in un partito non-partito che sta sul ciglio della scissione....immerso in correnti ed anti-correnti.
Quindi assisteremo allo spettacolo di tre oratori che sono simili alle rane: queste, infatti, gracidano nell'acqua; quelli presso la clessidra delle Primarie del Pd.
Ma fate attenzione, seguite questa avvertenza:
" Se una rana si tuffa in una pentola d'acqua bollente, salta subito fuori perché avverte il pericolo. Ma se si tuffa in una pentola d'acqua tiepida, che viene portata lentamente a ebollizione, non si muove affatto, rimane lì anche se la temperatura continua a salire. E alla fine muore bollita, se qualcuno non la salva"....
Attila Piccolo
lunedì 25 novembre 2013
IL PRIMATO DELLA POLITICA
di Attila Piccolo
ll rschio di una visione moralistica della politica connaturata proprio al corrente "primato della politica".
E' proprio il politico degradato che censura le posizioni altrui caricando la condanna politica di ragioni morali che riducono l'avversario politico a nemico.
Il moralismo implicito nel "primato della politica" va respinto proprio come ultima frontiera (mascherata) contro una politica apertamente subordinata alla laicità razionalizzatrice della società civile che nasce nella sfera degli interessi perchè è accertata una struttura comune necessaria all'esistenza umana in cui i bisogni necessari sono una scala che si allunga fino a configurare come necessari bisogni non-elementari evoluti e raffinati, già...(il diritto allo studio e alla cultura,il diritto all'informazione, il diritto all' ambiente, il diritto alla pace,il diritto alle libertà....)
Istanze raffinate della civiltà convertite in bisogni in una dialettica storica che distruggono in modo demagogico ogni valore, cioè la cultura diviene un modo di vivere e quindi abbiamo il narcisismo politico al potere.
Il senso profondo di una politica moderna non sta tanto e soltanto nella richiesta di soddisfare i bisogni esistenti dell'umanità quanto e soprattutto nello sforzo di far crescere il livello dei bisogni umani dagli interessi economici alla sfera dei bisogni disinteressati.
Dalla cultura dei bisogni occorre salire al bisogno di cultura anche per salvare i valori più alti della politica e la stessa democrazia.
C' è una una gravità crescente che caratterizza l'odierna separazione della politica dalla cultura, bisogna superare sia il quadro di " una cultura senza politica" sia il quadro di una " politica senza cultura".
In base a questi rapporti tra politica e cultura abbiamo il fallimento di tre posizioni ancora dominanti :
la prima é quella della riduzione della cultura a politica e della promozione culturale di ogni iniziativa politica; la seconda é quella dell'autarchia (autonomia, indipendenza) della politica accompagnata generalmente dal disprezzo della cultura; la terza é quella elitaria di molti ambienti tecnico-professionali come confine della conoscenza sociale accompagnata da un larvato disprezzo della politica.
Sulla crisi di queste posizioni si manifesta ormai la necessità di un ripensamento nuovo del rapporto politica-cultura in una società nella quale sull'onda di profonde spinte storico-sociali, la cultura italiana avverte l' insufficienza della sua tradizione e la necessità d'Incidere sui processi sociali.
Siamo ormai entrati in un' epoca che non é ormai solo post-ideologica ma anche post-positivista con la crisi delle ideologie, degli idealismi e degli spiritualismi, occorre una forte integrazione della conoscenza sociale che respinga le servitù politiche !!!

ll rschio di una visione moralistica della politica connaturata proprio al corrente "primato della politica".
E' proprio il politico degradato che censura le posizioni altrui caricando la condanna politica di ragioni morali che riducono l'avversario politico a nemico.
Il moralismo implicito nel "primato della politica" va respinto proprio come ultima frontiera (mascherata) contro una politica apertamente subordinata alla laicità razionalizzatrice della società civile che nasce nella sfera degli interessi perchè è accertata una struttura comune necessaria all'esistenza umana in cui i bisogni necessari sono una scala che si allunga fino a configurare come necessari bisogni non-elementari evoluti e raffinati, già...(il diritto allo studio e alla cultura,il diritto all'informazione, il diritto all' ambiente, il diritto alla pace,il diritto alle libertà....)
Istanze raffinate della civiltà convertite in bisogni in una dialettica storica che distruggono in modo demagogico ogni valore, cioè la cultura diviene un modo di vivere e quindi abbiamo il narcisismo politico al potere.
Il senso profondo di una politica moderna non sta tanto e soltanto nella richiesta di soddisfare i bisogni esistenti dell'umanità quanto e soprattutto nello sforzo di far crescere il livello dei bisogni umani dagli interessi economici alla sfera dei bisogni disinteressati.
Dalla cultura dei bisogni occorre salire al bisogno di cultura anche per salvare i valori più alti della politica e la stessa democrazia.
C' è una una gravità crescente che caratterizza l'odierna separazione della politica dalla cultura, bisogna superare sia il quadro di " una cultura senza politica" sia il quadro di una " politica senza cultura".
In base a questi rapporti tra politica e cultura abbiamo il fallimento di tre posizioni ancora dominanti :
la prima é quella della riduzione della cultura a politica e della promozione culturale di ogni iniziativa politica; la seconda é quella dell'autarchia (autonomia, indipendenza) della politica accompagnata generalmente dal disprezzo della cultura; la terza é quella elitaria di molti ambienti tecnico-professionali come confine della conoscenza sociale accompagnata da un larvato disprezzo della politica.
Sulla crisi di queste posizioni si manifesta ormai la necessità di un ripensamento nuovo del rapporto politica-cultura in una società nella quale sull'onda di profonde spinte storico-sociali, la cultura italiana avverte l' insufficienza della sua tradizione e la necessità d'Incidere sui processi sociali.
Siamo ormai entrati in un' epoca che non é ormai solo post-ideologica ma anche post-positivista con la crisi delle ideologie, degli idealismi e degli spiritualismi, occorre una forte integrazione della conoscenza sociale che respinga le servitù politiche !!!

IL DISFACIMENTO POLITICO
Un importante commentatore anglosassone , Tony Judt, ha scritto:
" Persino in Italia, dove lo Stato è debole e politicamente molto più vulnerabile, esso ha svolto un ruolo cruciale garantendo posti di lavoro, sussidi, fondi regionali e un'intricata varietà di piani di aiuto che hanno contribuito enormente alla stabilità sociale di un Paese la cui unità è sempre stata in discussione e che ha subito molte e più profonde crisi politiche di quelle che l'esperienza anglo-americana può cominciare ad apprezzare.
Prendiamo in considerazione la domanda controfattuale:dove sarebbe oggil'Italai senza la fitta e inefficiente amministrazione pubblica, i servizi pubblici sovraffolati, il disfunzionale e screditato rapporto prezzi-salari, i piani pensionisticisottofinanziati e la corrotta e maltrattata Cassa per il Mezzogiorno, istituita nel 1950 per canalizzare le risorse nel Sud arretrato, ma che per molto tempo ha favorito i clienti politici e i soci commerciali della Democrazia Cristiana al Governo? ".
Dove sarebbe quindi l' Italia oggi senza il " suo" modello di economia sociale di mercato, senza la sua storia produttiva e industriale fatta di aiuti pubblici e statalizzazioni?
Cinicamente il Paese sembra essere rimasto in piedi proprio grazie alla sua malattia.
Il sistema delle clientele nell' Italia bianca e "poliarchica" ( poliarchìa Forma di governo in cui il potere politico è esercitato con pari autorità da una pluralità di soggetti politici.
R. A. Dahl il quale, in A preface to a democratic theory (1956), elabora di contro alle teorie che egli considera tradizionali della democrazia il concetto di democrazia poliarchica. Per essa si intende un modello di democrazia pluralistica articolato sulla diffusione del potere politico (e dei relativi "contropoteri") all'interno della struttura sociale.) delle correnti democristiane e il blocco delle cooperative nelle regioni rosse, hanno sostenuto l'assetto sociale ed economico durante gli anni Settanta; la generale sindacalizzazione della forza lavoro ha fatto da collante in una società dilaniata dal conflitto politico e spaventat dal terrorismo.
Non si può parlare di un modello, ma certamente di una formula.
La " Formula Italia ", l'Italia del " bipartitismo imperfetto " è crollata quando ha esaurito la sua funzione.
Negli anni Novanta il sistema si è sfaldato, le organizzazioni seppur malate che avevano sorretto la crescita si sono accasciate.
Ma questo processo è generalizzato nella realtà della globalizzazione.
La caduta della SPD nel 2009 in cui i socialdemocratici sono scesi al loro minimo in sessant'anni, costituisce il sintomo del disfacimento politico per eccellenza.
Si stanno disgregando le strutture che avevano retto le società nel novecento.
Se questo è vero, quali saranno le soluzioni per uscire dalla crisi economica?
In quali condizioni ci troveremo dopo la grande tempesta?
In quale modello, in quale organizzazione sociale, su quale ritmo di crescita?
E soprattutto con quali prospettive di recuperare un percorso di sviluppo?
Ne parleremo ed affronteremo le tematiche di soluzione...
venerdì 15 novembre 2013
LIBERTA' POLITICA E'...
di Attila Piccolo
L' uomo è davvero un essere libero?
E' davvero dotato di libero arbitrio?
Qual'è la natura ultima, l'essenza della libertà?
Per Spinoza libertà era" perfetta razionalità" ; per Leibniz " spontaneità dell'intelligenza" ; per Hegel " accettazione della necessità" .
Queste indicazioni riguardano una libertà collocata in " in interiore hominis " = all'interno dell'uomo.
Nessuna di queste guarda alla libertà esterna e cioè al mio essere libero/a o non libero/a in relazione agli altri.
E la libertà politica é questo : cioè un coesistire in libertà con la libertà altrui e resistere all' illibertà.
C' è quindi una grandissima differenza tra libertà interiore e libertà di volere da una parte e libertà esteriore e libertà di fare dall'altra.
La filosofia si occupa della prima, la politica della seconda.
La libertà politica è quindi, appunto, una libertà del fare, una libertà " pratica ".
Chi ci viene in aiuto, è Thomas Hobbes con la notissima definizione del " Leviatano " : " Libertà propriamente significa assenza...di impedimenti esterni ".
Hobbes però è quello che c'entra il problema perchè applica la libertà politica al rapporto cittadini-Stato dal punto di vista dei cittadini.
Se invece consideriamo il rapporto Stato-cittadini dal punto di vista delo Stato, dire che lo Stato é "libero di" ci riporta all'arbiitrio di potere, allo stato tirannico che è libero di comandare solo a suo piacimento...
La sostanza quindi qual'é? Che la libertà politica serve a proteggere il cittadino dall'oppressione. Come?
Oltre duemila anni fa Cicerone diceva: " Siamo servi delle leggi al fine di poter essere liberi " ; lo diceva ancora più forte Locke nel 1600 " Dove non c'è legge non c'è libertà" ; ma chi più di tutti ha inciso su questa tesi é Jean Jacques Rousseau: " Quando la legge è sottomessa agli uomini non restano che degli schiavi o dei padroni...la libertà segue sempre la sorte delle leggi, essa regna e perisce con queste."
Perché la libertà ha bisogno della legge?
Perchè se governano le leggi, regole generali ed impersonali, non governano gli uomini e la loro volontà arbitraria, dispotica, stupida o crudele di un altro uomo.
E' anche vero che la legge è coercizione, visto che regola, proibisce e condanna ma al tempo stesso ci tutela perchè è costituita da norme che si applicano indistintamente a tutti...salvo eccezioni....illustri...
Questa, la legge, sarebbe un formidabile deterrente...fatto salve le sopracitate eccezioni...
La libertà politica è anche è una" libertà difensiva " da...
Su questa scia c'è poi la " libertà affermativa " di...
Se prima però non c'è la protezione della legge poi non c' è la libertà di fare niente.
Attila Piccolo
L' uomo è davvero un essere libero?
E' davvero dotato di libero arbitrio?
Qual'è la natura ultima, l'essenza della libertà?
Per Spinoza libertà era" perfetta razionalità" ; per Leibniz " spontaneità dell'intelligenza" ; per Hegel " accettazione della necessità" .
Queste indicazioni riguardano una libertà collocata in " in interiore hominis " = all'interno dell'uomo.
Nessuna di queste guarda alla libertà esterna e cioè al mio essere libero/a o non libero/a in relazione agli altri.
E la libertà politica é questo : cioè un coesistire in libertà con la libertà altrui e resistere all' illibertà.
C' è quindi una grandissima differenza tra libertà interiore e libertà di volere da una parte e libertà esteriore e libertà di fare dall'altra.
La filosofia si occupa della prima, la politica della seconda.
La libertà politica è quindi, appunto, una libertà del fare, una libertà " pratica ".
Chi ci viene in aiuto, è Thomas Hobbes con la notissima definizione del " Leviatano " : " Libertà propriamente significa assenza...di impedimenti esterni ".
Hobbes però è quello che c'entra il problema perchè applica la libertà politica al rapporto cittadini-Stato dal punto di vista dei cittadini.
Se invece consideriamo il rapporto Stato-cittadini dal punto di vista delo Stato, dire che lo Stato é "libero di" ci riporta all'arbiitrio di potere, allo stato tirannico che è libero di comandare solo a suo piacimento...
La sostanza quindi qual'é? Che la libertà politica serve a proteggere il cittadino dall'oppressione. Come?
Oltre duemila anni fa Cicerone diceva: " Siamo servi delle leggi al fine di poter essere liberi " ; lo diceva ancora più forte Locke nel 1600 " Dove non c'è legge non c'è libertà" ; ma chi più di tutti ha inciso su questa tesi é Jean Jacques Rousseau: " Quando la legge è sottomessa agli uomini non restano che degli schiavi o dei padroni...la libertà segue sempre la sorte delle leggi, essa regna e perisce con queste."
Perché la libertà ha bisogno della legge?
Perchè se governano le leggi, regole generali ed impersonali, non governano gli uomini e la loro volontà arbitraria, dispotica, stupida o crudele di un altro uomo.
E' anche vero che la legge è coercizione, visto che regola, proibisce e condanna ma al tempo stesso ci tutela perchè è costituita da norme che si applicano indistintamente a tutti...salvo eccezioni....illustri...
Questa, la legge, sarebbe un formidabile deterrente...fatto salve le sopracitate eccezioni...
La libertà politica è anche è una" libertà difensiva " da...
Su questa scia c'è poi la " libertà affermativa " di...
Se prima però non c'è la protezione della legge poi non c' è la libertà di fare niente.
Attila Piccolo
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